La violenza sulle donne è una grave violazione dei diritti umani, ma  è purtroppo un fenomeno ancora molto diffuso e trasversale che può manifestarsi a qualsiasi età e a prescindere dall’etnia, dal credo religioso, dallo stato sociale o dal grado di istruzione. É doveroso e importante sottolineare che nessun comportamento della donna può giustificare alcun tipo di sopruso subito. Spesso una donna si sente colpevole della violenza che patisce e/o pensa di poterla gestire perché avviene per mano dell’uomo con cui vive fra le mura domestiche. Ma il più delle volte gli episodi sono premeditati e le tipologie di violenze (fisiche, sessuali, psicologiche, economiche), portate avanti dal partner – ex o attuale- o da un familiare, hanno lo scopo di umiliare profondamente la donna, rendendola insicura ed assoggettandola.  Capita inoltre, spesso, che la donna resti nel contesto di violenza per anni, senza reagire, per timore di generare altre reazioni violente o per la preoccupazione di perdere i figli, di non essere autonoma economicamente, di non saper dove andare o sentendosi responsabile.
Ma dalla violenza si può e si deve uscire e le reti antiviolenza offrono un supporto attivo e un aiuto concreto – e gratuito – in ogni fase del percorso. 

L’emergenza Covid19 ha determinato isolamento sociale e convivenza forzata nelle case. Queste sono due condizioni che rendono ancora più grave e pericolosa la violenza domestica.
Non bisogna rassegnarsi a subire violenza pensando che non c’è via d’uscita, perchè non è così: la rete dell’antiviolenza non si ferma ed è sempre possibile ricevere sostegno e aiuto per uscire da una situazione di sofferenza.
Si può ottenere ascolto, essere orientati con consulenze psicologiche e legali, chiedere di essere collocati, anche con i figli, in una casa rifugio o struttura protetta.